Autori delle canzoni napoletane

Vincenzo Russo
(18 marzo 1876, Napoli – 11 giugno 1904, Napoli)

Vincenzo Russo, un poeta del popolo e paroliere italiano, nacque a Napoli nel quartiere Mercato il 18 marzo del 1876, da una famiglia di sottoproletari. Il padre Giuseppe era calzolaio e analfabeta, la madre Lucia Ocurbo, casalinga che sfacchinava in casa attorno ai sei figli di cui Vincenzo era il maggiore. Le precarie ed umide condizioni dell'abitazione di famiglia fecero in modo che sia lui, che i suoi fratelli, fossero spesso malati. Vincenzo Russo cresceva esile e pallido. Vita grama, nei quartieri lontani dal sole. Analfabeta il 70,5 per cento degli uonimi e l'80,5 per cento delle donne; punte infami di mortalità infantile; poco più di 100 scuole elenemtari. Vincenzo ne frequentò una, nei corsi serali.


Il debutto di Vincenzo Russo nella canzone napoletana avvenne con Alberto Montagna, che lavorava come pianista accompagnatore alla Birreria dell'Incoronata. Montagna aveva appena ventitrè anni ed era affetto da tubercolosi, come il giovane Vincenzo. Dall'incontro dei due nel 1894 nascono due canzoni "'O ciardiniello mio" e il duettino "Nce aggi' 'a penzà!"


Dopo la morte del padre, per contribuire al bilancio familiare, Russo intraprese la professione di guantaio e lavorava nel negozio dei fratelli Partito – guantai in via San Giuseppe – e frequentava, nei limiti delle magre finanze, ritrovi in Galleria e belle coriste austriache. Di sera faceva la maschera (il sediario) al Circo delle Varietà e in altri teatri. In uno dei quei luoghi conobbe Eduardo Di Capua che suonava il piano. Il compositore andò a trovarlo a casa, una buia tana, e lo trovò malato. "Dovete curarvi" disse Di Capua. "Se non lavoro, qui nessuno mangia" rispose il giovane smuto. Decisero di scrivere canzoni insieme. La coppia esordì nel 1897, con "Chitarrata", secondo premio al concorso di Piedigrotta della Tavola Rotonda. Altro secondo posto l'anno dopo con "'A serenata d' 'e rrose". Nel 1899, un capolavoro: "Maria, Marì". Un anno dopo la coppia produsse per Piedigrotta "Torna maggio" e l'indimenticata "I' te vurria vasà" dedicata al amore segreto di Vincenzo Russo per Enrichetta Marchese, figlia di un gioielliere dirimpettaio di Russo. La ragazza, ogni domenica, andava a messa con il calesse, chiedeva al cocchiere di rallentare sotto la finestra di Russo e levava lo sguardo per incrociare quello del poeta. Solo sguardi, la famiglia si oppose, era troppo evidente la differenza sociale.


Il passaggio del secolo, il 31 dicembre 1899, Vincenzo lo passò a letto con la febbre. Il primo gennaio 1900 Eduardo Di Capua diede notizia a Russo di aver ricevuto un anticipo dal loro editore Bideri e gli regalò una serata al Salone Margherita, café-chantant, dove si esibiva Armando Gill. All'uscita, Vincenzo fece scivolare nelle tasche dell'amico proprio i versi di I' te vurria vasà. Il giorno dopo Di Capua aveva già creato la musica: "La sognavo proprio così" disse Russo. "Ce la pagheranno bene?" Non andò così. La canzone vinse un altro secondo premio.


Eduardo Di Capua e Vincenzo Russo

Poco prima della fine, dal balcone vide l'amata andare sposa nella chiesa del Carmine, dirimpettaia della sua abitazione in via Piazza Larga al Mercato 17. La tesi è largamente accettata, anche se le ricerche di alcuni appassionati nei registri delle chiese della zona non hanno trovata traccia di matrimoni in quei giorni. Vincenzo Russo salutò la sorella Carmela e il cognato. Scrisse sul retro di un ormai inutile calendario la sua ultima poesia:

Pe' mme tutt' è fernuto.
Addio, staggione belle!
Addio, rose e viole,
I' ve saluto!


che intitolò "Ll'urdema canzona mia".


Vincenzo Russo morì di tubercolosi il 11 giugno 1904 a soli 28 anni. Il foglio con il testo dell'ultima sua canzone, indirizzato all'amico Eduardo Di Capua, finì nelle mani di Enrichetta Marchese che lo conservò in un medaglione fino alla fine dei suoi giorni.


"Nuova Enciclopedia illustrata della Canzone Napoletana", Pietro Gargano
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